Il Ddl Concorrenza cancella il parity rate per gli hotel

 

Il ddl concorrenza modificherà radicalmente il mondo del turismo, che abbandonerà la norma sulla parity rate, “parità tariffaria” in italiano, da anni al centro di una vera e propria battaglia tra le parti.

Secondo questo principio, esiste un vincolo tra il sito di prenotazioni online, che si impegna a vendere le stanze presenti nella struttura, dando all’hotel una visibilità che altrimenti non potrebbe avere, e i singoli alberghi, che promettono di non venderle a prezzi più bassi.

Una regola che, secondo le varie associazioni, penalizzerebbe non solo gli addetti ai lavori, ma anche gli utenti, che non hanno la possibilità di sfruttare a pieno i vantaggi derivanti dalla concorrenza di mercato.

L’articolo 61 del provvedimento all’esame del Senato invece annulla qualsiasi contratto o patto che prevede l’obbligo (anche se sottoscritto in un contratto) per una struttura ricettiva di non praticare ai propri clienti un prezzo inferiore a quello offerto dalla stessa impresa sui portali di prenotazione online, come Expedia e Booking.com.

Federalberghi ha confermato che “quando la norma concluderà il proprio iter, i grandi portali di prenotazione alberghiera non potranno più impedire agli hotel di pubblicare sul proprio sito internet un prezzo più basso di quello pubblicato sui portali stessi”.  

Proprio Federalberghi aveva provveduto a segnalare la questione parity rate due anni fa, presentandola all’Autorità Antitrust.

Nel 2015, le clausole di parity erano vietate solo in Germania, poi si sono aggiunte la Francia con la legge Macron, l’Austria e la Turchia.

L’emendamento Booking, come è stato denominato, era stato approvato all’interno del DdL concorrenza il 7 ottobre 2015 , dopo il ridimensionamento applicato in precedenza dall’Antitrust che aveva riconosciuto agli hotel la possibilità di applicare prezzi differenti a quelli elencati nelle varie piattaforme di prenotazione online come Booking e Expedia, ma non sul sito della struttura ricettiva

 

I vantaggi secondo i sostenitori

 

Secondo il deputato PD romagnolo Tiziano Arlotti, primo firmatario del ddl, i vincoli del parity rate rappresentano un limite alla concorrenza e al prezzo finale che viene applicato al turista.

Si tratta di una vittoria per albergatori e associazioni di categoria che da tempo lamentavano i limiti del parity rate.

Da questa norma i consumatori beneficieranno di prezzi migliori, le imprese potranno aumentare le vendite dirette e potranno essere recuperate le imposte che oggi vengono dirottate all’estero.

Secondo Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi gli hotel potranno aumentare le vendite dirette e ridurre i costi di intermediazione derivanti da commissioni onerose, spesso superiori al 20 per cento.

Nucara ha inoltre ricordato che «una recente indagine della Commissione Europea ha dimostrato che nei Paesi in cui è stata vietata la parity il tasso di conversione delle online travel agencies non è diminuito, a conferma del fatto che la concorrenza fa bene a tutto il mercato».

 

Le lamentele dei motori di ricerca

Ovviamente i principali motori di ricerca per hotel, come Booking.com ed Expedia, hanno reagito sottolineando i danni per la clientela finale.

Sui loro comparatori, infatti, i viaggiatori hanno trovato nel corso degli anni sì vantaggi economici, ma anche la possibilità di avvalersi di un servizio trasparente e recensioni rilasciate effettivamente da chi ha soggiornato nelle strutture.

Il management del portale di prenotazione del gruppo Priceline inoltre ha sottolineato l’illegittimità dell’abolizione della parity rate “in quanto contraria alla decisione dell’Antitrust Ue che aveva giudicato positivo il mantenimento della clausola di parità tariffaria”.

Anche Expedia vede nell’introduzione dell’articolo 61 un incoraggiamento alla discriminazione dei viaggiatori.

«Negli ultimi 20 anni abbiamo aiutato sia centinaia di migliaia di albergatori a competere con la concorrenza sia i viaggiatori a trovare questi hotel in modo rapido ed efficiente.

Il risultato di questa attività ha portato alla creazione di un mercato dove gli albergatori sono in grado di ottenere visibilità in ogni angolo del mondo ed è importante sottolineare che gli albergatori pagano per questa visibilità solo e soltanto nel caso in cui avvenga una prenotazione su uno dei nostri siti».

 

Prenotare direttamente con l’hotel: la ricerca dell’Unione Consumatori

 

Secondo l’indagine “Vacanze online come risparmiare” realizzata dall’Unione consumatori a giugno 2017, il 45% del campione crede di poter ottenere tariffe più basse visitando direttamente i siti web degli hotel.

Il web è utilizzato per la ricerca e la scelta della struttura ricettiva, ma non per la prenotazione, che spesso viene effettuata tramite il contatto diretto con l’albergo, nella speranza di avere condizioni migliori.

Tra i risultati, si legge che la differenza la fanno la trasparenza e la sicurezza, fattori considerati primari nella prenotazione online di una stanza in hotel, ma anche la possibilità di contattare una persona fisica, fondamentale all’incirca per un terzo degli intervistati.

Inoltre molti consumatori dopo aver utilizzato un comparatore online e aver individuato una struttura che si adatta alle proprie esigenze, provano a contattare direttamente l’hotel nella speranza di ottenere un prezzo ancora più basso.